…anzi sono quasi mature, le more di rovo. Molti sono a conoscenza di questo evento naturale, favorito dalla bella stagione e dal caldo che si preannuncia bollente. Non sono pastori su lande desolate, né contadini di zone riarse: sono i cittadini di Roma che percorrono la Via del Mare per recarsi al lavoro.
Dopo aver passato il loro primo quarto d’ora della giornata ad avvicinarsi, tutti in coda, al fatale ingresso di Acilia, dopo aver intrecciato ed intersecato la propria vettura con altri disperati che vogliono (o devono) percorrere la Via Ostiense o andare verso il litorale, schivando moto e motorini, guard rail e parafanghi, finalmente possono godersi quest’oasi selvaggia in mezzo al traffico.
Hanno facce distrutte già alle otto del mattino. C’è chi le ritocca con un po’ di fondotinta, un po’ di trucco per gli occhi, un velo di rossetto: minuti preziosi sottratti ad un maquillage accurato nella privacy di una toilette in casa, ma indispensabili per essere in orario in ufficio o, comunque, a destinazione. Sono sguardi rassegnati, velati da una rabbia ormai consumata per una situazione accettata da chi non ha alternative, da chi sa che da chi sa che quest’imbuto è la maniera più diretta per essere al centro entro un’ora, da chi sa che le due strade che portano "a Roma" sono ugualmente intasate.
Sì, perché noi che siamo stati "borgata" (ricordate la Giuletta Masina delle "Notti di Cabiria), poi "periferia degradata" (nei calcoli della famigerata "ISI"), e che ora ci voglio far credere di vivere in un quartiere residenziale, noi "diciamo andare a Roma", quando ci spostiamo di pochi chilometri verso il centro, come se il nostro fosse un viaggio, o un pellegrinaggio verso quella città che fu "caput mundi". Ma è solo una Via Crucis, quotidiana e mai diversa, che può solo peggiorare, con i nuovi insediamenti e con l’arrivo di altre migliaia di persone e di auto.
Vedi quelle facce e ci cogli la rabbia. Vedi tutte quelle persone che conoscono a memoria i pacchetti di sigarette, le bottiglia di plastica, le cartacce e tutte le piante che sono ai bordi della strada. Ne colgono le differenze di giorno in giorno, le vedono aumentare, le vedono fiorire e appassire, vedono la carta disfarsi all’alternarsi della pioggia e del sole; riescono ancora ad intravedere, tra l’erba alta, la rughetta fiorita, le canne ancora verdi e gli immancabili rovi che rigano le auto, una palmetta nana, pronta a seccarsi, piantata lì da una mano gentile di architetto con specializzazione in arredo urbano.
Pensano a quale mente perversa di ingegnere ha potuto concepire un’uscita obbligata con attraversamento di mezzi pesanti a solo venti metri dall’ingresso di una strada tra le più trafficate d’Italia.
Vedono, nel percorrere mentalmente il tragitto che li separa dalla meta, la quantità abnorme di segnalazioni, di limiti di velocità a 70 km orari, di divieti di sorpassi, di telecamere, di dissuasori, di autovelox, di rilevatori e sensori, che fanno di quest’arteria un laboratorio di sperimentazione di strumenti vessatori più che deterrenti. Vedono l’agognato tratto che corre sotto al GRA, dove l’unica corsia raddoppia, e aggiunge anche un normale spazio per l’emergenza, ma non cambiano limiti e divieti, anzi, in due fessure nel guard rail si installano, come se non bastasse, due autovelox mobili. E si domandano: "A cosa servono due corsie per ogni senso di marcia se il sorpasso è vietato?".
Vedi tanti volti e mai un sorriso. Ogni di loro è coscientemente disperato pensando a ciò a cui sta andando incontro, alle altre stazioni della Via Crucis, che si concretizzeranno fra poco all’uscita per il GRA, poco più avanti al semaforo di Tor di Valle e poi al termine, quando la viabilità ordinaria cercherà di interromperne il flusso per andare verso la stazione o il viadotto della Magliana.
E poi sarà il traffico, quello della metropoli. Ma questo era già preventivato: avete mai visto una grande città senza il traffico dell’ora di punta?
Stasera riprenderà la Via crucis al contrario, con giaculatorie a favore delle menti contorte che hanno concepito gli altri colli di bottiglia a catena che sono indicati sulle mappe come svincoli del raccordo. Altri momenti di vita sottratti alla famiglia, al riposo, allo svago.
Ma domani mattina sarà un altro giorno. Le more sui rovi che invadono il budello d’ingresso alla via del mare e graffiano le macchine, saranno un poco più mature. Avremo tutto il tempo per ammirarle con calma, in tutta la loro bellezza.