Controllo Di Vicinato, Dichiarazioni di Ministri e Leggi Regionali Facciamo Chiarezza

Diciamo subito che il Controllo Di Vicinato non ha padri politici, perlomeno non ha padri politici italiani dato che è nato negli Stati Uniti negli anni ‘70 del secolo scorso dove è noto con il nome di “Neighbourhood Watch”

print23 novembre 2020 09:28
Controllo Di Vicinato, Dichiarazioni di Ministri e Leggi Regionali Facciamo Chiarezza

(AGR) Recentemente una frase improvvida di un Ministro dell’attuale governo e la decisione della Corte Costituzionale di dichiarare l’illegittimità costituzionale di una legge della Regione Veneto hanno richiamato l’attenzione della stampa sul Controllo di Vicinato, purtroppo non sempre in maniera appropriata.
Vogliamo dunque cogliere l’occasione per fare un po’ di chiarezza sull’argomento: da dove viene il CDV, cos’è e quali sono i suoi rapporti con la politica?
Diciamo subito che il CDV non ha padri politici, perlomeno non ha padri politici italiani dato che è nato negli Stati Uniti negli anni ‘70 del secolo scorso dove è noto con il nome di “Neighbourhood Watch”. Come molte altre novità americane ha poi attraversato l’atlantico arrivando infine anche in Italia intorno al 2007/2008, inizialmente in forma spontanea e isolata. Successivamente per iniziativa di alcune persone particolarmente sensibili all’argomento e desiderose di dare il proprio contributo volontario si sono formate diverse Associazioni, tra cui la nostra, che hanno il fine di promuovere il CDV favorendo la costituzione di gruppi, aiutando la formazione di chi aderisce e, necessariamente, ponendosi anche come interlocutori delle Pubbliche Amministrazioni.

Nella loro essenza i gruppi di CDV sono un modo per far riscoprire alle persone l’importanza di osservare ciò che avviene intorno a loro, di guardare alla propria casa, alla propria strada e alla propria comunità, al di là della loro sola persona. Il CDV non è un “controllo sociale” ma, al contrario, costituisce una precisa custodia e protezione degli spazi privati/pubblici, condivisi dai componenti di una comunità. Attraverso il coinvolgimento, l’interessamento e l’attenzione dei residenti, gli spazi pubblici – così come quelli privati – possono essere protetti dal degrado, dalle vulnerabilità ambientali,  comportamentali e situazionali e conseguentemente divenire spazi condivisi ed aggreganti dando vita ad una comunità più consapevole, attiva e, di riflesso, meno “aggredibile”.

Si tratta dunque di un’attività sociale che per il suo esprimersi nelle comunità deve necessariamente rapportarsi con le Pubbliche Amministrazioni, soprattutto a livello di Amministrazioni Comunali, non sicuramente con i partiti, di nessun colore o indirizzo. Lo dimostra anche il fatto che la sua diffusione in Italia avviene in territori con orientamenti partitici prevalenti assolutamente diversi ed opposti (Emilia-Romagna, Toscana, Veneto e Lombardia sono solo alcuni esempi).

Veniamo ora alla legge della Regione Veneto: è bene sottolineare che la Corte Costituzionale si è espressa solo sulla competenza della Regione Veneto a legiferare in materia, non si è espressa né sul suo contenuto né tantomeno sul Controllo Di Vicinato in sé. In ogni caso la legge si limitava a riconoscere il CDV come fenomeno sociale meritevole di essere aiutato ponendosi l’obiettivo di favorirne la diffusione, senza interferire nelle sue modalità organizzative ed operative. Riteniamo auspicabile che una simile iniziativa possa essere ripresa nei diversi livelli di Governo, tenuto anche conto dei numerosi Protocolli d’Intesa già sottoscritti da numerose Prefetture.

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