AGR Agenzia di Stampa

Di :: 26 agosto 2026 21:40

Anzio, incontro al largo con un ...vagabondo dei mari

(AGR) Di Gianni Loperfido

Andar per mare è sempre stato il sogno di molti. Gli italiani, in particolar modo, con più di ottomila chilometri di coste a favore, sono, o dovrebbero essere, come citato sul frontespizio del Colosseo quadrato di Roma: «Un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori e di trasmigratori».Ed anche per citare Leopardi, nell’Infinito: «E il naufragar m’è dolce in questo mare». e , come pure tra le scoperte, il capostipite genovese Colombo insegna fra tutti.

 
Così, proprio come nell’antichità si andava per mare sopra un guscio, con una tela quadra issata su un tozzo d’albero, navigando al largo di Anzio, mi si para davanti, all’improvviso, un natante; è stato quasi un incontro ravvicinato del terzo tipo.

Memore delle visuali di viaggi trascorsi in mari oceanici, mi avvicino a vela all’inverosimile imbarcazione. Un addobbo di mercanzie e attrezzi marini e non, con reti, coffe, bicicletta e tanto altro, tutto in coperta. Forse un naufragio…

Cerco di avviare un colloquio e chiedo: «Dove stai andando? Chi sei? Cosa fai?». La risposta è pronta e schietta:

“Sono un vagabondo dei mari odierno. Il mio compito è navigare libero. Ho abbandonato la terra. Una delusione amorosa, contrasti e problemi lavorativi mi hanno spinto in mare, ma ora mi sento libero e pieno di vita.  Sono nato in un paese dell’entroterra pontino, ma da anni ho scelto di vivere in modo diverso”. Le due barche ora sono vicine, lui inizia a raccontare, io lo ascolto in silenzio: “La pesca mi fa sopravvivere e dal mare, oltre al nutrimento, ho la ricompensa morale di occuparmi del salvataggio della fauna acquatica in difficoltà, nel rispetto dell’ecologia e della salvaguardia marina. Testuggini, pesci spada, delfini e pure uno squalo volpe ho raccolto, liberandoli dalle reti e affidandoli alle cure speciali dei Centri di recupero che ho incontrato in questo mio peregrinare dinanzi alle coste del Lazio ed in giro per il Mediterraneo”

È nato un nuovo sentimento, la talassofilia, il forte legame emotivo che unisce l’essere umano all’ambiente marino. “Con questo guscio – continua a raccontare - ho superato tempeste, collisioni e incidenti di navigazione. Per quanto riguarda le isole, amo Capraia in particolare. Su quelle rive sono rimasto volentieri, ho conosciuto tante persone e mi sentivo Napoleone all’Isola d’Elba.

Una volta, nel Golfo del Leone, mi sono rifugiato in una caletta, ma la gendarmeria francese è venuta a prelevarmi per l’arrivo di un uragano…! Vado dove posso. La mia età è prossima ai sessanta e sono ancora in buona forma fisica. Il problema è l’ormeggio: non sempre trovo posto gratuito; anzi, spesso, dopo un po’, vengo cacciato, anche se le autorità portuali in qualche caso, chiudono un occhio. Questo è un natante solido, non immatricolato, e non ha ancora un nome. Io vorrei chiamarlo “Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”».

Tace, il suo racconto ha termine e lo vedo che, pian piano, si allontana così come si era materializzato. Mi domando se sia stato un sogno immaginario o una realtà vissuta. 

Durante le Colombiadi del 1992, ho fotografato, giunti a New York, una riproduzione delle caravelle di Colombo e forse l’immagine odierna è ancora il ricordo di una di quelle. E se fosse stata invece la Santa Maria? Il Golfo di Anzio è lontano e la vista del Circeo è più vicina e nitida, in questo assolato ed afoso fine d’agosto. È ora di strambare e rivolgere la prua della mia deriva Sunfish verso i luoghi di Nerone.

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