AGR Agenzia di Stampa
Di Gianluca Croce :: 05 novembre 2026 09:43
Cala il sipario sulla seconda edizione di "Altissime"

(AGR) La manifestazione di Fondazione Contrada Torino cresce e consolida il suo ruolo di ponte tra città e montagna. Al centro il confronto scientifico sulla metromontagna e sul riabitare le terre alte
TORINO – Tre giorni di incontri, sapori e idee. Si chiude con un bilancio decisamente positivo la seconda edizione di Altissime – Torino incontra le sue montagne, il progetto promosso da Fondazione Contrada Torino che, dopo il debutto dello scorso anno, cresce in partecipazione e contenuti e si conferma spazio di dialogo tra la città e il suo arco alpino.
A confermarlo i numeri: oltre 5mila visitatori transitati nell'area espositiva, che ha accolto 40 stand tra produttori con marchio Prodotto di Montagna o Mastro del Gusto e realtà associative e imprenditoriali, e oltre 500 partecipanti ai talk e alle degustazioni organizzate in piazza in collaborazione con il giornalista Alessandro Felis.
Una presenza che ha permesso al pubblico cittadino di entrare in contatto diretto con chi ogni giorno mantiene vive le comunità montane e ne contrasta l'abbandono. La manifestazione, realizzata con il sostegno della Camera di commercio di Torino e con il patrocinio di Regione Piemonte, Città Metropolitana di Torino, Città di Torino e ARPA Piemonte, conferma così la sua vocazione: avvicinare Torino alle sue montagne, rendendola interlocutrice privilegiata dei processi di sviluppo delle terre alte.
Il cuore scientifico: che cosa significa riabitare la montagna?
Momento centrale della tre giorni, la tavola rotonda sulla metromontagna ospitata al Museo Accorsi-Ometto e condotta dal giornalista e scrittore Augusto Grandi. Un appuntamento di rilievo scientifico – i cui atti saranno pubblicati – che ha riunito il professor Giuseppe Dematteis, che ha introdotto il concetto da lui elaborato decenni fa, Filippo Barbera, ordinario di Sociologia economica all'Università di Torino, l'assessore della Città di Torino Francesco Tresso e il presidente di Uncem Piemonte Roberto Colombero.
In collegamento il sociologo Andrea Membretti, docente all'Università di Pavia, mentre Elena Di Bella ha presentato il progetto della Città Metropolitana "Vivere e lavorare in montagna" e Stefano Caon ha illustrato gli strumenti regionali a sostegno dei territori. Chiusura con Federico Bernini, presidente della cooperativa di comunità Viso a Viso di Ostana.
Al centro del dibattito una domanda quanto mai attuale: che cosa significa oggi riabitare la montagna e quali condizioni lo rendono possibile? Dal confronto è emerso che non esiste una visione univoca. Se negli anni Sessanta la montagna era interessata da flussi legati a villeggiatura e turismo, oggi il riabitare pone questioni diverse: residenzialità stabile, lavoro, partecipazione alla vita delle comunità.
Abitare la montagna è una scelta consapevole, che comporta responsabilità: conoscere un ambiente delicato, rispettarne gli equilibri, comprenderne le regole. E deve poter contare su condizioni concrete di vivibilità: sanità, scuola, trasporti, infrastrutture. Non basta rendere la montagna attrattiva: occorre metterla in condizione di accogliere.
Particolarmente significativo il contributo di Membretti sulle "migrazioni verticali": nuovi flussi di mobilità interna che vedono persone e famiglie spostarsi dalle città verso i territori montani, dalle Alpi agli Appennini. Motivazioni diverse – nuovi stili di vita, opportunità lavorative, effetti del cambiamento climatico sulle città – che aprono interrogativi sulla capacità dei territori di accogliere senza compromettere equilibri ambientali e sociali e senza trascurare le comunità residenti.
In questa prospettiva la metromontagna assume un significato strategico: città e montagna non come realtà separate, ma come parti di un unico sistema di relazioni, chiamate a collaborare per costruire sviluppo, residenza e lavoro.
È anche la direzione delle iniziative della Città Metropolitana, che con percorsi di informazione e orientamento accompagna chi vuole trasferirsi o tornare a vivere nelle terre alte, aiutandolo a conoscere caratteristiche ed esigenze dei territori.
Verso la terza edizione
«Ci auguriamo che il percorso di Altissime possa proseguire e che la terza edizione possa portare un altro tema interessante da approfondire – afferma Germano Tagliasacchi, direttore di Fondazione Contrada Torino – L'obiettivo è avvicinare sempre più persone alle relazioni reciproche e fattive tra territori interconnessi e funzionali, coniugando la conoscenza profonda della tradizione e dell'innovazione sottese alla qualità e al lavoro nelle terre alte».
Altissime si conferma così uno spazio dove dimensione economica, culturale e scientifica concorrono a restituire centralità ai territori montani, alle persone che li abitano e alle comunità che ne custodiscono il patrimonio e ne costruiscono il futuro.
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