AGR - Agenzia di Stampa
18 febbraio 2013 15:53
Emanuele Salce al Manfredi di Ostia

Nel tentativo di combinare l’attrazione per una verità assoluta, il contatto con la relatività dell’esistente e le pulsioni sessuali, il protagonista cerca di conciliare le pagine di Dostoevskij alla surrealtà dei paterni cerimoniali funebri, dove spiccano personaggi singolari, tra presenzialisti e volti bizzarri.Con il dovuto distacco da quei tragici eventi elaborati con il tempo, Emanuele Salce rievoca gli episodi più grotteschi della sua vita e chiude il monologo raccontando di un’irresistibile bionda australiana e l'incontro sciagurato con una boccetta di lassativi come tentativo di liberazione da un peso non solo figurativo. A fare da contraltare l'ironico e discreto personaggio-spettatore Paolo Giommarelli, ora complice, ora provocatore di una confessione che narra di personaggi pubblici e allo stesso tempo teneramente privati, gli stessi che hanno accompagnato la vita di Emanuele.Una confessione che è un balletto selvaggio di tragica comicità; un infuriare di ricordi macabri, grotteschi, osceni; di personaggi pubblici e teneramente privati; un intreccio inestricabile di cultura e provocazione, di attese insoddisfatte e di traiettorie felicemente impreviste; un paradossale autodafé laico. La testimonianza consapevolmente devastata di un orfano d’arte partecipe di un mondo assurdamente logico.
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