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Di :: 22 aprile 2026 14:51

Giornata Nazionale Salute della Donna, lo screening riduce la mortalità del 40% e la sopravvivenza sfiora il 90%

(AGR) In occasione della Giornata Nazionale della Salute della Donna, AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), AISCNEWS (Agenzia Internazionale Stampa Senza Confini) e il Movimento Internazionale Uniti per Unire (UXU) riportano al centro il valore della prevenzione come strumento decisivo per la tutela della salute femminile, in Italia e nel mondo.

Dalla diagnosi precoce dei tumori femminili ai percorsi nascita, i dati confermano l’efficacia della prevenzione: lo screening mammografico consente una riduzione della mortalità fino al 40% e una sopravvivenza che sfiora il 90% nei casi diagnosticati precocemente, mentre oltre 3,7 milioni di persone vivono oggi dopo una diagnosi oncologica in Italia. Risultati che dimostrano come la diagnosi precoce rappresenti un fattore determinante per migliorare la qualità e l’aspettativa di vita delle donne.

 
Allo stesso modo, la mortalità neonatale tra le più basse in Europa, circa 2 decessi ogni 1.000 nati vivi, conferma l’importanza di percorsi di prevenzione e assistenza strutturati lungo tutto il ciclo di vita.

Tuttavia, secondo le più recenti indagini AMSI e UMEM aggiornate al 30 marzo 2026, il quadro internazionale evidenzia segnali preoccupanti: la pandemia e i conflitti globali hanno determinato un rallentamento degli screening, una riduzione dell’accesso ai servizi sanitari e un aumento delle diagnosi tardive, con impatti significativi sulla salute delle donne e dei bambini.

In particolare, nelle aree di crisi, si registra un aumento fino al 42% delle patologie oncologiche legato alla mancanza di prevenzione e strumenti diagnostici, con criticità rilevate in diversi Paesi del Medio Oriente, tra cui Palestina, Libano, Siria, Iraq e Yemen, oltre che in alcune aree africane.

Anche in Europa e in Italia, pur in contesti più avanzati, emergono criticità che riguardano l’accesso e l’adesione ai programmi di prevenzione.

PREVENZIONE DONNE IN ITALIA ED EUROPA: ADESIONI ANCORA BASSE E DISUGUALI

La prevenzione oncologica femminile resta uno degli strumenti più efficaci per ridurre la mortalità, ma i dati evidenziano criticità rilevanti sul fronte dell’accesso e della partecipazione.

In Italia, l’adesione ai programmi di screening mammografico si ferma intorno al 49%, ben al di sotto della soglia europea raccomandata tra il 70% e il 75%, con forti divari territoriali tra Nord e Sud. Il quadro è ancora più fragile sugli altri screening: quello cervicale si attesta intorno al 46-47%, mentre lo screening per il tumore del colon-retto scende fino al 30-33%.

Questi numeri si riflettono direttamente sulla diagnosi: si stimano oltre 50mila casi di tumore non intercettati o diagnosticati in ritardo in un solo anno, anche a causa della scarsa adesione ai programmi di prevenzione.

A livello europeo, la situazione resta fortemente disomogenea: nei Paesi del Nord Europa l’adesione allo screening mammografico supera l’80%, mentre in diverse aree del Sud e dell’Est Europa si scende sotto il 30%, con l’Italia ancora distante dagli standard più avanzati.

Negli ultimi anni, la pandemia ha aggravato il quadro, rallentando i programmi di screening e riducendo la partecipazione, con effetti che oggi si traducono in un aumento delle diagnosi tardive e in una maggiore pressione sui sistemi sanitari.

Permangono inoltre forti disuguaglianze nell’accesso: oltre 2 milioni di donne in Italia non risultano ancora pienamente raggiunte dai programmi di screening organizzati, mentre i dati epidemiologici mostrano differenze significative legate a condizioni economiche, livello di istruzione e cittadinanza.

L’analisi del Prof. Foad Aodi, medico fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, membro del Registro Esperti FNOMCEO, docente all’Università di Tor Vergata e fondatore AMSI e Uniti per Unire: «I numeri dimostrano che la prevenzione è la vera chiave della salute delle donne. Dove gli screening funzionano, la mortalità si riduce e la sopravvivenza aumenta in modo significativo.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un rallentamento dei programmi di prevenzione a livello globale, prima per la pandemia e poi per i conflitti, con conseguenze dirette sull’aumento delle diagnosi tardive.

I dati raccolti dalle nostre indagini evidenziano che nei contesti più fragili la mancanza di prevenzione e di strumenti diagnostici ha prodotto un incremento rilevante delle patologie oncologiche.

La salute delle donne passa dalla prevenzione: investire in screening, diagnosi precoce e accesso alle cure significa salvare vite e ridurre le disuguaglianze sanitarie a livello globale. Senza prevenzione non esiste salute delle donne: servono programmi strutturali e accesso equo alle cure, in ogni contesto».

In questo contesto, la Giornata Nazionale della Salute della Donna assume un valore strategico: non solo celebrazione, ma richiamo concreto alla prevenzione come pilastro della salute femminile.

La rete AMSI, UMEM, Co-mai, AISCNEWS e Uniti per Unire conclude ribadendo che la prevenzione deve essere considerata una priorità assoluta delle politiche sanitarie, soprattutto in un contesto internazionale segnato da crisi sanitarie e conflitti, che rischiano di ampliare le disuguaglianze nell’accesso alle cure.

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