AGR Agenzia di Stampa
Di Gianluca Croce :: 15 maggio 2026 05:13
LA MONGIANA FESTIVAL

(AGR) “La Mongiana Festival” trasforma il borgo delle Serre vibonesi in un laboratorio di storie, arte e confronto sulle aree interne
MONGIANA (VV) – Dove un tempo risuonavano le Reali Ferriere borboniche, il 22 e 23 maggio si accenderanno voci, canti e immagini per raccontare una storia che riguarda milioni di italiani. Nel cuore delle Serre vibonesi, Mongiana ospita le giornate centrali de “La Mongiana Festival”, progetto culturale che da settimane coinvolge scuole, artisti e abitanti attorno ai temi di memoria, emigrazione e identità dei territori.
«Le aree interne non sono margini da riempire, ma contesti in cui si conservano e si trasformano legami profondi», spiega Vito Teti. «Il festival prova a raccontarle senza semplificazioni, a partire dalle persone, dalle loro storie e dalle memorie calate nel presente con uno sguardo al futuro».
Storie che non smettono di viaggiare
Il filo conduttore è l’emigrazione intesa come esperienza viva. Partire, restare, tornare: tre condizioni che continuano a incidere sulle biografie e sul modo di abitare i paesi. Il festival restituisce queste storie a uno spazio collettivo, sottraendole al rischio dell’oblio.
«Parlare di emigrazione significa parlare del rapporto profondo che continua a legare le persone ai propri luoghi d’origine», dice Giuseppe Sommario. «Lavoriamo su un piano più ampio, che riguarda il modo in cui questi territori vengono osservati e raccontati. Portare pratiche culturali in contesti spesso considerati marginali significa restituire centralità a comunità che continuano a produrre memoria e appartenenza».
Laboratori, scuole e tradizioni
Il programma si sviluppa fino al 30 agosto con un calendario che mette al centro il coinvolgimento diretto. Il laboratorio “Emigrazione, radici e memoria”, curato da Giuseppe Sommario con la collaborazione di Antonella Frabotta, porta studenti di Mongiana, Serra San Bruno, Fabrizia e Nardodipace a raccogliere e rielaborare storie familiari.
Accanto, l’artista Roberto Giglio guida un atelier di acquerello dal vero per tradurre in immagini il paesaggio di Mongiana. Spazio anche alla tradizione orale con “Il paese abitato. Canti, memorie e storie di Mongiana”, curato da Caterina Pontrandolfo con le donne del paese, e ai percorsi “Ricostruiamo la nostra Storia di Famiglia” e “Sui passi della tradizione”, dedicati alla genealogia e ai canti agro-pastorali con Pasquale La Gamba e il gruppo Felici & Conflenti.
Il 22 e 23 maggio: restituzioni e confronto
Le due giornate clou aprono al pubblico il lavoro svolto nei mesi precedenti. Venerdì 22 maggio il paese diventa una tela con l’installazione performativa “Quando il paese diventa una tela” di Roberto Giglio, un’azione collettiva con adulti e bambini. Seguono l’inaugurazione delle mostre “Paesi” e “Un paese ci vuole”, quest’ultima realizzata dagli studenti della scuola primaria e secondaria di primo grado di Mongiana. Nel pomeriggio le restituzioni di genealogia e tradizione musicale.
Sabato 23 maggio la tavola rotonda “Il paese che ho, il paese che vorrei” riunisce Vito Teti, Giuseppe Sommario, il sindaco Francesco Angilletta e rappresentanti del territorio per discutere di identità, cambiamento e futuro delle aree interne. In serata la premiazione del concorso letterario “La Mongiana – Ferriera d’inchiostro, il paese che vorrei” e il conferimento del Premio “La Mongiana” a Felici & Conflenti, per il lavoro di ricerca sui repertori musicali del Reventino-Savuto. Chiude il concerto del gruppo, che riporta in scena suoni e strumenti della tradizione popolare.
Un progetto per riabitare i luoghi
Finanziato dalla Regione Calabria con fondi POC 2014/2020, “La Mongiana Festival” prova a dimostrare che raccontare i territori significa prima di tutto ascoltare chi li vive. E che la memoria, se rimessa in circolo, può diventare pratica di futuro.
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