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Di :: 08 settembre 2026 18:44

Opera Sila, un fiume di persone attraversa i boschi: oltre 500 in due giorni tra musica e natura

(AGR) Sold out per le prime due giornate del festival di Vivodimusica nella Sila Piccola. Dalle "imboscate" di Carmine Ioanna e Sergio Caputo alle voci a cappella dei Neri per Caso sul lago. Ora si torna il 12 e 13 settembre a Tirivolo

SILA PICCOLA (TAVERNA) - Silenzio, sorrisi, stupore. E poi la musica che appare all'improvviso, nel cuore del bosco. Non si possono raccontare le prime due giornate di Opera Sila senza partire dalle persone. Più di 500, arrivate da tutta la Calabria, che sabato 5 e domenica 6 settembre hanno formato una lunga e ordinata carovana lungo i sentieri della Sila.

 
Un popolo curioso, attento, incantato, che ha attraversato la montagna rispettandone i ritmi: camminando insieme, ascoltando, rallentando, entrando nel bosco senza pretendere di modificarlo. È questa la prima immagine che resta: una comunità temporanea che per due giorni ha scelto di stare dentro la natura, anziché limitarsi a guardarla.

Il festival gratuito, ideato da Vivodimusica, ha messo insieme escursione, divulgazione, musica e racconto. Le guide ambientali e gli esperti hanno accompagnato il pubblico indicando piante, tracce, storie di biodiversità. E poi, quando meno te lo aspettavi, arrivava la musica. Nessun palco, nessuna distanza tra chi suona e chi ascolta.

Le imboscate nel bosco

Le "imboscate artistiche", cifra del festival, sono state vere apparizioni. Il pubblico in cammino, quasi in religioso silenzio, si imbatteva in un musicista già appostato ad aspettarlo.

È successo alla sorgente del fiume Crocchio, in località Valle Lunga di Tirivolo, dove Carmine Ioanna con la sola fisarmonica ha ipnotizzato tutti. La sua musica è arrivata in un luogo già carico di silenzio, trasformando la sosta in uno dei momenti più intensi.

Poi davanti a Prometeo, l'abete bianco millenario distrutto 25 anni fa da un incendio doloso, Claudia Vacca ha raccontato il mito dell'abete, il sacrificio di Prometeo e l'idea della rinascita, della natura che resiste.

Il racconto della foresta non è rimasto solo divulgazione. Giovanni Vizza ha mostrato dettagli invisibili di biodiversità, Carmine Lupia ha trasformato il pino laricio in racconto appassionato. Passo dopo passo, l'escursione è diventata incontro.

Davanti alla strada Borbonica è comparso all'improvviso Francesco Forni, con le sue canzoni in napoletano, lontane dai circuiti dello spettacolo. E poi un fuoriclasse: Sergio Caputo, che tra i faggi ha proposto "Mettimi giù", "Bimba se sapessi" e l'intramontabile "Sabato italiano", ammaliato da una Sila che gli ha ricordato i parchi americani di Yellowstone e Yosemite.

Il momento più emozionale, nella seconda giornata, al Centro Visite "Garcea" di località Monaco di Taverna: i Neri per Caso hanno lasciato palco e amplificazione per sistemarsi su un ponticello sul lago. Solo voci a cappella e paesaggio. Per alcuni minuti lago, bosco e voci sono diventati una cosa sola.

«Questo festival unisce due bellezze: quella della musica e quella della natura», hanno detto i Neri per Caso. «È proprio questo il senso delle imboscate artistiche: non portare il bosco dentro un concerto, ma portare la musica dentro il bosco con rispetto e discrezione», ha spiegato il direttore artistico Antonio Pascuzzo. A scandire i tempi anche il meteo: Francesco Benevento, della Stazione Meteorologica di Sant'Elia, ha introdotto entrambe le giornate raccontando i microclimi della Sila. Il freddo del primo mattino non è stato un inconveniente, ma parte dell'esperienza.

Ritorno all'Ovile: cosa significa essere comunità

Dopo il cammino, Opera Sila ha chiesto di fermarsi. È nato così "Ritorno all'Ovile", format curato da Pascuzzo e Ivan Talarico, che ha portato il confronto fuori dai talk e dentro la campagna.

Talarico ha incalzato gli ospiti sul senso dell'identità calabrese: cosa significa appartenere a un luogo? Cosa resta quando un paese perde la propria identità?

Lo storico Nando Castagna ha riportato alla luce una pagina rimossa: nel 1944 Catanzaro, nonostante la povertà della guerra, accolse migliaia di sfollati dal fronte laziale e campano, tra cui tantissimi cassinati. Una storia di solidarietà che nel 2022 è valsa alla città la Medaglia d'Oro al Merito Civile. Una memoria smarrita che è diventata domanda sul presente.

A completare il racconto, Raffaele Costantino, DJ e curatore musicale, con una riflessione sul paesaggio sonoro: ascoltare la biofonia degli esseri viventi, la geofonia di vento e acqua, l' androfonia dell'uomo. Quando trovano equilibrio, nasce il paesaggio. Per due giorni la musica non ha coperto il bosco. Ha imparato ad ascoltarlo.

Sold out e la carovana che riparte

Un risultato reso possibile anche dalla rete di volontari e associazioni – Valle dell'Alli, Protezione Civile Angeli della Sila e di Zagarise – e dai ristoratori che hanno accolto artisti e staff: La Terrazza di Carmine Angotti, Spineto Sapori di Quinto Perri e Azienda Agricola La Podolica di Serra D'Amboli.

Le prenotazioni hanno fatto registrare il sold out da settimane, mentre il progetto "Do Ut Jazz", realizzato con la Camera di Commercio di Catanzaro-Crotone-Vibo Valentia, ha messo in moto l'ospitalità locale, legando musica e soggiorno.

Ora la carovana è pronta a rimettersi in cammino. Opera Sila torna sabato 12 e domenica 13 settembre nell'area di Tirivolo. Ad attendere il pubblico nuove imboscate con Raiz & Solis String Quartet, Awa Ly, Nico Arezzo, Motta e Alessandro Malerba, oltre all' omaggio a Pino Daniele in collaborazione con il Club Tenco – Il Tenco delle Due Sicilie.

Tornerà anche Ritorno all'Ovile con Francesco Talarico, David Chierotti, Angelo Francesco Zumbo e altri ospiti.

Il progetto è realizzato con il sostegno della Regione Calabria – Fondi POC 2014/2020 Azione 6.8.3. – "Calabria Straordinaria", con il supporto di DNA Logistica e Paradiso Auto. Partner istituzionali Comune di Taverna, Parco Nazionale della Sila e Reparto Carabinieri Biodiversità di Catanzaro.

Perché Opera Sila non è solo un viaggio nella montagna. È un modo per tornare a guardare, ascoltare e riconoscere i luoghi. E forse anche se stessi.

Ufficio stampa e informazioni

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