AGR Agenzia di Stampa

Di :: 24 giugno 2026 16:26

Roma, banda narcotraffico disarticolata a fine maggio, eseguiti ulteriori 6 arresti

(AGR) Nelle prime ore della mattina, a Roma, i Carabinieri del Comando Provinciale hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Roma, su richiesta della locale DDA della Procura della Repubblica, nei confronti di 7 persone (3 in carcere, 3 agli arresti domiciliari e 1 all’obbligo di presentazione alla p.g.) gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di traffico illecito di sostanze stupefacenti, spaccio e detenzione illegale di armi.

La misura restrittiva trae origine dall’operazione eseguita dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma lo scorso 29 maggio ed è stata emessa all’esito degli interrogatori preventivi effettuati il 5 e l’8 giugno successivi. Anche in questo ulteriore segmento investigativo è emerso uno spaccato inedito e allarmante delle dinamiche del narcotraffico capitolino. Tra gli elementi più eclatanti:

 
-     Summit e "assaggi" nei ristoranti della Capitale: L'organizzazione utilizzava noti locali pubblici, come un ristorante nel quartiere Portuense, per veri e propri summit operativi. Tra i tavoli, all'insaputa degli avventori, i vertici ricevevano i corrieri, pianificavano le consegne e testavano fisicamente la qualità della cocaina (il cosiddetto "assaggio") prima di finalizzare acquisti per decine di migliaia di euro;

-     Le donne del clan come corrieri, "pali" e cassiere: Un ruolo essenziale per la sopravvivenza del sodalizio era affidato alle figure femminili (mogli, fidanzate e familiari degli indagati). Sfruttando la loro apparenza insospettabile, trasportavano a piedi o in auto zaini carichi di cocaina nel centro di Roma. Inoltre, gestivano la contabilità occulta, custodivano i contanti in casa e fungevano da scudo e tramite per le comunicazioni con i vertici già detenuti;

-     L'hashish "Mousse" e il terrore degli odori nei condomini: Il gruppo muoveva droghe di altissima qualità, tra cui una pregiata variante di hashish denominata "Mousse". Tuttavia, il fortissimo e pungente odore emanato da questo stupefacente ha più volte scatenato il panico tra i trafficanti. Le intercettazioni li descrivono terrorizzati dal fatto che le esalazioni, rimaste intrappolate negli androni e negli ascensori dei palazzi durante lo scarico della merce, potessero allertare i vicini o le pattuglie;

-     Fughe rocambolesche e la "batosta" in diretta: Le microspie a bordo delle auto hanno registrato in diretta il terrore di uno dei vertici del gruppo durante l'arresto del suo fornitore. Mentre era appostato in macchina a contare i contanti per un imminente scambio, ha assistito al blitz dei militari, dandosi a una fuga precipitosa per i vicoli. Poco dopo, intercettato in auto in lacrime con la moglie, lamentava disperato la "batosta" subita per aver perso in un attimo un carico di cocaina del valore di 50.000 euro;

-     La transizione alle App "Auto-distruggenti": Messa alle strette dalle indagini sui sistemi criptati tradizionali, l'organizzazione si è evoluta, spostando la contabilità criminale e lo scambio di coordinate GPS su applicazioni come Signal e Telegram. I criminali attivavano sistematicamente la funzione dei "messaggi a tempo" (impostando l'autodistruzione anche a soli 5 minuti) per scambiarsi fotografie dei panetti di droga e dei contanti senza lasciare tracce nei dispositivi.

Si precisa che il procedimento penale versa nella fase delle indagini preliminari, per cui gli indagati sono da ritenersi presunti innocenti fino a un definitivo accertamento di colpevolezza con sentenza irrevocabile.Quanto sopra, si comunica, nel rispetto degli indagati che sono da ritenere presunti innocenti, in considerazione dell'attuale fase del procedimento, ovvero quella delle indagini preliminari, fino a un definitivo accertamento di colpevolezza con sentenza irrevocabile e al fine di salvaguardare il diritto di cronaca costituzionalmente garantito.

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