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Di E. B.: Redazione AGR :: 14 ottobre 2026 14:37
Templari, l'ora della riabilitazione, la condanna scaturisce da un documento fantasma: la bolla Vox in Eccelso

(AGR) Presentato a Roma presso la Fondazione Ernesta Besso il saggio giuridico sui testi della presunta bolla papale Vox in excelso del 1312. I relatori hanno evidenziato l’assenza dell’atto originale e la presenza di anomalie formali nelle trascrizioni storiche.
L’analisi filologica sui documenti del 1312
La storia della soppressione dell’Ordine dei Cavalieri Templari torna sotto la lente d’ingrandimento della ricerca storico-giuridica. Martedì 13 ottobre 2026, nella sede della Fondazione Ernesta Besso a Largo di Torre Argentina a Roma, è stato presentato il volume di Daniele Mattiangeli, professore all’Università di Salisburgo, intitolato Una interpretazione giuridica dei differenti testi della presunta Bolla papale “Vox in excelso” del 1312, pubblicato da Aracne.
L’assenza dell’atto originale e i vizi formali
Il dato di partenza emerso dal confronto scientifico poggia su un riscontro materiale: la bolla papale Vox in excelso non è mai stata reperita in formato originale. Le diverse redazioni e trascrizioni pervenute nel corso dei secoli – dalle testimonianze manoscritte come quella di De Thérines conservata a Digione, alle edizioni a stampa storiche curate da Philippe Labbé nel 1671, da Giovanni Mansi nel 1782 e fino alle annotazioni documentate dal Villanueva nel 1806 – presentano incongruenze testuali, discrepanze lessicali e decine di anomalie procedurali.
Se le normali varianti di copiatura caratterizzano la trasmissione dei codici antichi, la stratificazione di vizi giuridici e discrasie strutturali induce gli analisti a ritenere che il testo tramandato non fosse un decreto pontificio perfezionato. La mancanza materiale del sigillo plumbeo tipico delle bolle papali suggerisce piuttosto una bozza o un insieme di appunti preparatori, redatti nella fase che precedette l’unica bolla formale e autenticata giunta sino a noi con sigillo pendente: la Ad Providam, con la quale i beni templari vennero destinati all’Ordine degli Ospitalieri.
La richiesta di riabilitazione morale
La rilettura del quadro probatorio assume una rilevanza che supera la pura filologia diplomatica. Il chiarimento scientifico attorno alla nullità o precarietà dei documenti d’accusa intende restituire verità storica a una vicenda culminata nella persecuzione e nel rogo dei vertici dell’ordine.
I frati cavalieri, accusati di deviazioni dottrinali e condannati sulla base di confessioni estorte con indicibili torture, emergono dagli atti d’archivio come religiosi rimasti fedeli alla sede apostolica e vittime di un disegno politico. Cosa peraltro acclarata anche dal ritrovamento della Pergamena di Chinon L’istanza sollevata nel dibattito non verte sulla ricostituzione di un apparato soppresso né su pretese di restituzione patrimoniale.
Come ribadito pubblicamente dal magister dei templari Oggi aps Mauro Giorgio Ferretti, non sussiste alcun interesse materiale verso gli antichi beni del Tempio. Troppe incongruenze sono state liquidate nel tempo come “normali” per il periodo medievale, ma la frequenza degli errori, la proliferazione di testi, la mancanza degli originali, sono qualcosa di più di normali “inciampi”.
L’appello rivolto al Pontefice – scaturito alla fine della conferenza, da parte dei relatori – riguarda esclusivamente il riconoscimento morale e storico del martirio subito dai Cavalieri, confermando l’assenza di fondamento giuridico nella condanna che ne decretò la cancellazione. Non per far rinascere l’Ordine, né tantomeno per creare un caso giuridico sui beni materiali, ma per onorarne la Fede e la Memoria.
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