AGR - Agenzia di Stampa

25 febbraio 2013 16:01

Ultime serate al Manfredi per Luciano Salce

(AGR) Commovente e divertente. Originale nell’idea e nel testo “Mumble mumble, confessioni di un orfano d’arte” è un racconto a cuore aperto, da parte di Emanuele Salce, di un lungo stato d’animo che per anni ha condizionato l’attore, figlio d Luciano Salce, che si è trovato a soli due anni a vivere con Vittorio Gassman, secondo marito di sua madre Diletta D’Andrea. Una spiegazione necessaria per mettere a fuoco questo spettacolo coraggioso. Emanuele guarda a quando era ragazzo, ai suoi tormenti e alle sue angosce e ha la capacità di rendere tutto scorrevole, mai banale o pesante. Il monologo ha ritmo, appassiona e coinvolge lo spettatore preso per mano in questa rappresentazione-gioco.

Nella solitudine di un camerino improvvisato, nella notte di una profonda provincia italiana, un (ormai non più) giovane attore, impegnato a provare la spericolata messinscena di un importante testo letterario classico, si ritrova, involontariamente ma inevitabilmente a fare i conti con se stesso. Con il suo essere attore e uomo, funzione di una società che gli sfugge e identità ricercata e mai trovata.

Come essere, nello stesso tempo, (doppio) figlio d’arte, uomo di cultura e groviglio materiale di ossa, nervi e sangue che soffre e gode per i bisogni primari della vita?>

Già, doppio figlio d’arte, una condizione che Salce ha saputo bypassare e portare subito all’altra condizione: quella di doppio orfano d’arte.Con lui sulla scena, uno straordinario Paolo Giommarelli, complice, ironico compagno di lavoro. Addirittura è lui che provoca nell’attore lo spunto per raccontarsi.E se questo spettacolo è senza ombra di dubbio pieno di emozioni, bisogna dire che è altrettanto divertente. nel raccontare un pezzo di vita veramente vissuto in Australia da ragazzo, Emanuele dimostra la capacità di essere coinvolgente e affabulatore e in questo è figlio d’arte per idole e per genetica.

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