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2° Rapporto sulla filiera della sicurezza: oltre 6 milioni di italiani hanno paura di tutto

Il 2° Rapporto sulla filiera della sicurezza in Italia, stilato dal Censis per conto di FederSicurezza, evidenzia un quadro allarmante a livello sociale. Nonostante i reati n calo nel 2020 (tranne il Cybercrime e la violenza sulle donne in forte ...

printDi :: 16 giugno 2021 09:53
2° Rapporto sulla filiera della sicurezza: oltre 6 milioni di italiani hanno paura di tutto

(AGR) Il 2° Rapporto sulla filiera della sicurezza in Italia, stilato dal Censis per conto di FederSicurezza, evidenzia un quadro allarmante a livello sociale. Nonostante i reati risultino in calo nel 2020 (tranne il Cybercrime e la violenza sulle donne, in forte aumento), oltre 6 milioni di italiani sono panofobici, hanno paura di tutto. In casa o fuori, vivono in uno stato di ansia e paura irrefrenabile.
Il Rapporto rivela che l'allarme sociale, la percezione di insicurezza, ansia e incertezza per il futuro nel nostro Paese si trasformi in paura dell'altro, verso l'intera società, anche tra i più giovani. Complice di questa paura il distanziamento sociale imposto dalla pandemia del Covid-19.
Tra i panofobici, prevalgono le donne (circa 5 milioni, il 17,9% della popolazione femminile) e i giovani under 35 (16,3%, un milione e 700mila).
C'è bisogno di più sicurezza per allentare la paura.
Vediamo i dettagli del Secondo Rapporto sulla filiera della sicurezza in Italia del Censis riferito all'anno 2020.

2° Rapporto sulla filiera della sicurezza: calano i reati ma la paura resta, italiani panofobici

 
Nel 2020, il numero complessivo di reati è calato del 18,9% rispetto al 2019 (1.866.857 reati denunciati, 435.055 crimini in meno):
- omicidi (-16,4%);
- rapine (-18,2%);
- furti (-33%);
- furti in appartamento (-34,4%).
Nonostante la riduzione dei crimini, il 66,6% degli italiani intervistati (due terzi) ha paura di subire un reato. Addirittura, per il 28,6% questa paura è aumentata. La paura resta, non diminuisce, piuttosto cresce.
Soltanto il 28,9% degli italiani è effettivamente convinto che la criminalità sia diminuita nell'ultimo anno: il 40,4% ritiene che sia rimasta stabile, mentre il 30,7% ritiene che sia in aumento. Tra i millennials di età inferiore ai 34 anni, il 34% pensa che i reati siano aumentati: lo stesso pensa il 37,5% delle donne.
Entrando nel dettaglio, il 2° Rapporto sulla filiera della sicurezza in Italia rileva che:
- il 75,4% degli italiani non si sente sicuro quando frequenta luoghi affollati (tra i più giovani, la percentuale cala al 67%);
- il 59,3% ha paura di camminare per strada e di prendere i mezzi pubblici la sera (tra i più giovani, la percentuale è del 59,8%).
Nel rapporto si evidenzia che questi timori sono fortemente condizionati dalla paura del contagio.

Il rischio di isolamento dei giovani anche in fase di post-pandemia

Circa 9 milioni di italiani (il 17,4% dei maggiorenni) hanno paura a stare da soli in casa di notte, di cui due terzi (6 milioni) sono donne. Paradossalmente, i giovani hanno più paura di stare soli in casa degli anziani (28,7%). Hanno paura di trascorrere la notte da soli oltre 3 milioni di millennials ed oltre 4 milioni nella fascia di età compresa tra i 35 e i 64 anni a fronte di un milione e 700mila di ultrasessantacinquenni (12,2%).
I giovani panofobici fanno riflettere e preoccupano: sono impauriti e fragili, pagheranno molto a livello psicologico le conseguenze della pandemia Covid-19.
La pandemia del Coronavirus ha ingigantito la paura dell'altro, degli altri, abituandoci al distanziamento sociale come unica difesa efficace dal contagio. Isolamento in casa, rinuncia a qualsiasi occasione di incontro, stop agli assembramenti, alle feste, al cinema, ai ristoranti, palestre, discoteche, stadi. Il Covid-19 non ha fatto altro che accentuare lo stato d'ansia e l'insicurezza della popolazione dovuto alla demonizzazione dei luoghi della movida, sempre più teatro di episodi di cronaca nera (risse, rapine, sparatorie, pestaggi) con giovani vittime, talvolta adolescenti.
Il rischio post-pandemia è che si verifichi una nuova paura di stare insieme, di incontrarsi, e che si tenderà ad una privatizzazione del divertimento a scapito della socialità, dall'abitazione di amici e parenti a forme di divertimento da remoto, moltiplicando l'isolamento e la solitudine anche tra i giovani.

Fiducia negli operatori della sicurezza privata

Per fronteggiare paure e rischi:

  • ′83,4% degli intervistati crede che si debbano applicare pene più severe per chi provoca risse e compie atti di violenza nei luoghi della movida, fuori dai locali pubblici;
  • il 50,5% degli italiani ha fiducia negli operatori della sicurezza privata e nelle guardie giurate tanto che il 55,7% afferma che il settore meriterebbe un maggior riconoscimento sociale.

Per migliorare la percezione di sicurezza, è necessario che ci siano controlli e riferimenti certi (Forze dell'Ordine e addetti alla vigilanza privata).
Secondo gli italiani, i tempi sono maturi per fare un ulteriore passaggio nelle competenze e funzioni della sicurezza privata: il 44,2% darebbe la possibilità alle guardie giurate di effettuare fermi ed arresti, mentre il 39,6% non è d’accordo.

2° Rapporto sulla filiera della sicurezza: crescono i reati informatici

L'anno della pandemia ha registrato un netto aumento dei crimini informatici.
Nel 2020, sono state compiute 241.673 truffe e frodi informatiche (+13,9% rispetto al 2019).
I rischi associati al Cybercrime frenano la modernizzazione, tanto che un italiano su tre (31,3%) non si sente sicuro quando effettua operazioni bancarie online. Uno su quattro (24,9%) ha paura di usare sistemi di pagamento elettronici per fare acquisti su Internet (le percentuali salgono al 61,1% tra i più longevi ed al 55,3% tra chi ha al massimo la licenza media). La paura cresce proporzionalmente all'età (65,3% degli ultra 65enni e 62,1 dei pensionati) ed ai bassi livelli di istruzione (64,6% degli italiani che hanno al massimo la licenza media).
Il Cybercrime ai danni di privati ed imprese rappresentava un fenomeno già in atto prima della pandemia. Negli ultimi 10 anni, truffe e frodi informatiche sono aumentate del 150,6%, ed altri reati online sono cresciuti del 216,2% a fronte di una riduzione del 28,8% dei reati tradizionali denunciati. Con l'emergenza sanitaria, questa realtà si è intensificata notevolmente proporzionalmente all'aumento dell'utilizzo dei dispositivi tecnologici e delle piattaforme digitali visto l'isolamento forzato in casa, lo smartworking, gli acquisti e le transazioni finanziarie online.
Nel 2020, a fronte di una diminuzione dei crimini tradizionali del 18,9%, si registrano 241.673 truffe e frodi informatiche (+13,9%) e 18.888 altri reati informatici (+17,0%).
Tra le frodi più diffuse, troviamo il phishing che ha colpito privati ed aziende ed il vishing, malware, ransomware, software spia finalizzati a rubare password, numeri di carta di credito e dati sensibili di accesso bancario. Sono aumentati anche i casi di raccolta fondi a favore dei malati di Covid o della ricerca tramite piattaforme di crowdfunding fasulle. E' notevolmente cresciuto anche il fenomeno di negozi virtuali che commercializzano prodotti fake, non a norma, tra cui dispositivi medici, test, tamponi. Nell'ultimo decennio le vittime di truffe e frodi informatiche sono cresciute del 140,1%, mentre per altri reati online sono aumentate del 270,6%.

Violenza domestica in aumento: la paura delle donne

Nell'anno della pandemia, le donne chiuse in casa e costrette alla convivenza forzata con partner e conviventi, hanno pagato più di altri l'isolamento imposto dall'emergenza sanitaria.
Sono aumentate le richieste di aiuto e le chiamate al 1522, il numero antiviolenza e antistalking nazionale: da marzo ad ottobre 2020 il numero di chiamate è stato di 23.071 contro le 13.424 (+71,9%) nello stesso periodo del 2019.
In casa o fuori, le donne hanno paura e mettono in atto comportamenti che condizionano pesantemente la qualità della vita e la loro socialità:

  • il 75,8% ha paura la sera di camminare per strada e prendere i mezzi pubblici (contro il 41,6% degli uomini);
  • l’83,8% ha paura di frequentare luoghi affollati (contro il 66,4% degli uomini);
  • l’88,5% teme di imbattersi sui social con un conoscente (a fronte del 60,4% degli uomini);
  • il 76,3% diffida dal condividere o scambiare immagini su Internet per non subire Revenge Porn;
  • il 22,5% ha paura di stare a casa da sola di notte.

Le donne pagano maggiormente l'aumento della paura e dell'insicurezza in tempi di Covid.
Hanno molta più paura di subire reati rispetto agli uomini.
I loro timori, considerando i fatti di cronaca, sono giustificati: stalking, violenze sessuali, maltrattamenti, femminicidi sono realtà, non semplice percezione di insicurezza.
La violenza di genere si consuma principalmente in famiglia eppure la paura travalica le mura domestiche e si proietta al di fuori per la consapevolezza di essere più a rischio, più fragili fisicamente.
Ai reati di genere si aggiungono borseggi e scippi, reati di strada le cui vittime sono soprattutto donne.

Sistemi di sicurezza per difendersi dalla paura e dalla criminalità

Il cuore del 2° Rapporto sulla filiera della sicurezza in Italia riguarda il sentirsi sicuri nelle proprie case. In che modo si organizzano gli italiani per sentirsi più sicuri?
Dal Rapporto emerge che il 90,9% degli italiani utilizza sistemi di sicurezza di vario tipo. C'è un forte bisogno di sicurezza, anzi di più sicurezza.
Due italiani su tre hanno una porta blindata (65,7%), il 37% ha un sistema di allarme, uno su tre inferriate a porte o finestre (32,8%), il 30,3% ha installato una videocamera mentre il 19,6% sceglie la cassaforte dove tenere oggetti di valore. Per il bisogno di sicurezza (e amore per gli animali), il 23,1% ha in casa un cane da guardia.
Soltanto il 9,6% ha in casa un'arma da fuoco. Gli italiani non sono un popolo di sceriffi, nonostante la legge sulla legittima difesa.
Se il 9,1% (4 milioni e mezzo di italiani) non adotta alcuna misura di sicurezza (soprattutto per difficoltà economiche o mancanza di paura), il 57,4% sceglie la combinazione di 2-4 sistemi di sicurezza, mentre il 19,3% (10 milioni di italiani) ha installato in casa almeno 5 dispositivi anti-intrusione.
In città, si preferiscono sistemi di allarme, porte blindate e, spesso, contratti con società di vigilanza privata. Complessivamente, sono 6 milioni e 700mila (13,2%) gli italiani che ricorrono al collegamento con la vigilanza privata, mentre l'11,3% (5 milioni e 700mila italiani) abita in un contesto residenziale che prevede la vigilanza giorno e notte.
Il Censis teme che possano aumentare, anche a seguito della pandemia, le disuguaglianze tra chi può permettersi di adottare sistemi di sicurezza adeguati, sempre più sofisticati e personalizzati, e chi invece non ha la possibilità economica per installarli.

Francesco Ciano 

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