La Bandiera di combattimento delle forze navali della Marina Militare Italiana

La nave “Più bella del mondo” Amerigo Vespucci

printDi :: 17 gennaio 2022 15:35
La Bandiera di combattimento delle forze navali della Marina Militare Italiana

La Bandiera di combattimento delle forze navali della Marina Militare Italiana

(AGR) La Bandiera di combattimento delle forze navali

della Marina Militare Italiana

Cav. Guglielmo Puccia

La storia della Bandiera di combattimento, viene da lontano, affonda le sue origini nella tradizione risorgimentale. E’ nei primi anni del 900, che viene ufficializzata la consegna su ogni nave da guerra con un apposito Regio decreto che ne stabilisce le caratteristiche e le modalità di impiego.” la bandiera di combattimento dovrà essere di stamigna di ottima qualità eccezionalmente di stoffa di seta, ma senza alcun fregio speciale e porterà il ricamo in bianco sulla tela aderente alla inferitura la scritta Bandiera di combattimento. La Bandiera di combattimento sarà custodita a bordo in apposito cofano o cassetta, debitamente installata nell’alloggio del Comandante o dell’Ammiraglio.” La Bandiera di combattimento va issata sempre in combattimento, nelle grandi manifestazioni e allorquando è presente il Presidente della Repubblica. Rappresenta l’anima della nave, oltre ad essere l’emblema sacra ed intangibile della Nazione. Un momento particolare della vita della nave è la consegna della Bandiera di Combattimento: dopo le attività di progettazione, costruzione, prove in mare e consegna dell’unità alla Forza Armata, ecco la solenne cerimonia di consegna di questa bandiera : secondo la tradizione di origine risorgimentale, la bandiera di combattimento  viene donata alla nave militare , da   comitati cittadini, rappresentanti di città e province o regioni  e associazioni d’armi , tra queste in primis  “l’Associazione Nazionale Marinai d’Italia  “ (ANMI). Il giorno della cerimonia viene portata a bordo dal più giovane ufficiale dell’equipaggio ed issata a riva, dopo la consegna vengono sparati 21 colpi di cannone a salve, in segno di saluto. Alla fine della cerimonia viene ammainata riposta nel cofano   e custodita presso l’alloggio del comandante. Verrà alzata e messa a segno solo nell’imminenza della battaglia.

Nel mio trascorso nella Marina Militare e dopo il congedo tra le file dell’ANMI, ho partecipato e rivissuto con emozione a questo rito, un rito che si ripete da secoli, una tradizione squisitamente italica che si tramanda dalle gloriose Repubbliche marinare, un solenne giuramento di onore e di amore che lega per la vita e per la morte i marinai e la nave.

Questo è il significato della Bandiera di combattimento, che nell’ora suprema ha sventolato a picco su tutte le navi della Patria. Ad essa hanno attinto fede e ardimento i valorosi marinai che si sono battuti sul mare, sino all’ultimo in umiltà e in silenzio per adempiere ai compiti che il popolo italiano aveva affidato alla sua Marina, ad essa hanno attinto fede numerosi marinai eroici figli d’Italia inabissatisi con la loro Nave. E’ a questi eroi che l’equipaggio rivolge lo sguardo e il pensiero nella solenne cerimonia della consegna della Bandiera di combattimento alla nave. Consapevoli che la Patria non è un’entità astratta ma una realtà viva fatta di cose semplici e cose grandi come il nostro mare e il nostro cielo. Riposta la Bandiera di combattimento, viene innalzata la bandiera delle Forze navali, che, si differenzia  rispetto al Tricolore perché al centro della banda bianca vi è l’emblema araldico della Marina Militare, rappresentato in quattro parti  con gli stemmi delle Repubbliche marinare (Venezia, Pisa, Genova, Amalfi) e sormontato da una corona turrita e rostrata, quale emblema di onore e di valore che il Senato romano conferiva ai Duci di imprese navali, conquistatori di terre e città  di oltremare. L a bandiera navale risale al dopoguerra, quando è stata istituita con decreto del Capo dello Stato Enrico de Nicola il 9 novembre 1947, questo decreto risolse tra l’altro, un’inderogabile questione pratica. Il Tricolore italiano, infatti, era identico alla bandiera della marina messicana in uso dal 1865 al 1968.La maggiore anzianità dell’insegna centroamericana obbligo il nostro paese a modificare il proprio vessillo, al fine di evitare confusione introducendo al centro del drappo lo stemma concesso nel 1941 alla Regia Marina.

Anche la bandiera della Marina Mercantile utilizza una bandiera simile a quella della Marina Militare, lo stemma però non è sormontato dalla corona turrita ed il leone di San Marco regge un libro recante la scritta la frase latina “PAX TIBE MARCE EVANGELISTA MEUS” (pace a te Marco mio evangelista) e non una spada. In occasione dell’anniversario dei 150 anni dell’istituzione della Marina Militare, lo stemma della bandiera navale è stato oggetto di una rivisitazione da parte dello storico ed esperto di araldica militare Michele d’Andrea, autore tra l’altro dello stendardo presidenziale del Quirinale, dello stemma dei carabinieri, del Reggimento Corazzieri del Battaglione San Marco. Le modifiche introdotte, riguardano l’intera struttura dello stemma, con particolare riguardo alla corona, al quarto di Venezia, e alla croce di Pisa. Una particolarità riguarda le nuove bandiere realizzate in poliestere nautico, con una nuova struttura di rinforzo che ne prolunga la durata, e potranno essere stampate su ambedue le faccio con una unica inchiostrazione e con un costo inferiore.

Concludo questo mio scritto con una curiosità che riguarda la nave più anziana della nostra Marina che quest’anno ha compiuto 90 anni di servizio l’Amerigo Vespucci: nave Vespucci è l’unica nave ancora in servizio ad avere   battuto l’insegna della Regia Marina con il tradizionale emblema del Regno d’Italia al centro del Tricolore e a conservare la Bandiera di combattimento con lo stemma sabaudo. Questo tricolore fu la prima bandiera ufficiale della Marina unitaria e coincise con la bandiera ufficiale del Governo retto da Camillo Benso di Cavour negli anni in cui tenne l’incarico di Ministro della Marina. La Bandiera di combattimento è stata consegnata al Vespucci, il 15 0ttobre 1931 a Genova dal locale Gruppo locale UNUCI (Unione Nazionale Ufficiali in congedo d’Italia)

Sul Vespucci è anche conservato una replica del primo Tricolore che ha sventolato nella Repubblica Cispadana (7 gennaio 1897) donato dalla città di Reggio Emilia nel novembre 1999 è conservata sotto castello presso l’accesso agli alloggi equipaggio.

Fonti: www.Marina.Difesa.it

La nave “Più bella del mondo”(Amerigo Vespucci)

Grafiche Amadei ed.2008

Cav. Guglielmo Puccia

Ha prestato servizio nella Marina Militare per alcuni anni,

partecipando a due Campagne oceaniche con la nave scuola

Amerigo Vespucci, per poi transitare al costituendo Centro di

Studi Nucleari della Casaccia (ora ENEA), dove ha svolto per oltre

40 anni, la propria attività nel settore della progettazione e della

sicurezza impiantistica e di prevenzione incendi. Nello stesso periodo

è stato autore di alcune  pubblicazioni di carattere scientifico  relative

alle problematiche di sicurezza. Negli ultimi anni ha assunto il ruolo di responsabile

nell’ambito dell’organizzazione dell’ENEA nel settore della prevenzione.

                                                                                                                                                                                                                                                                                 

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