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Trasportava materiali d'amianto a Bari, muore di mesotelioma: la vedova vince la battaglia contro l’INAIL

Definitiva la sentenza del Tribunale di Potenza: riconosce l’esposizione professionale e condanna l’ente a risarcire la vedova.il Tribunale ha accertato 16 anni e 7 mesi di esposizione professionale, ricostruendo un lungo percorso lavorativo segnato dal contatto con il cancerogeno.

printDi :: 08 ottobre 2026 17:51
Trasportava materiali d'amianto a Bari, muore di mesotelioma: la vedova vince la battaglia contro l’INAIL

(AGR) di Donatella Gimigliano

Per anni aveva lavorato a Bari a contatto con l’amianto: prima come autista, occupandosi del trasporto e della movimentazione di materiali in amianto. Una lunga storia di esposizione professionale, iniziata già negli anni precedenti nelle fonderie FIAT di Mirafiori, riconosciuta dal Tribunale di Potenza nella sentenza oggi definitiva, che ha accertato il legame tra le fibre respirate durante la vita lavorativa e il mesotelioma pleurico che lo ha portato alla morte nel 2018. A ottenere giustizia è stata la moglie dell’operaio, che per dieci anni ha continuato la battaglia contro l’INAIL iniziata dal marito quando era ancora in vita.

 
Complessivamente il Tribunale ha accertato 16 anni e 7 mesi di esposizione professionale, ricostruendo un lungo percorso lavorativo segnato dal contatto con il cancerogeno. Quando nel 2016 gli venne diagnosticato il mesotelioma, il lavoratore chiese all’INAIL il riconoscimento della malattia professionale, ma la richiesta venne respinta perché l’Istituto riteneva insufficiente la documentazione prodotta.

Dopo la sua morte, avvenuta nel giugno 2018, la moglie, attualmente residente nel Potentino, ha scelto di portare avanti fino in fondo la battaglia che lui aveva iniziato quando era ancora in vita. Ma anche la nuova domanda venne respinta e nel 2021 la donna, assistita dall’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, decise di rivolgersi al Tribunale. Una battaglia diventata per lei anche una questione di memoria e di giustizia.

Nel corso del processo, le testimonianze e gli accertamenti hanno confermato l’esposizione e il nesso causale con il mesotelioma. A dieci anni dall’inizio di quel percorso, la battaglia portata avanti dalla vedova si è conclusa con la sentenza definitiva del Tribunale di Potenza, che ha condannato l’INAIL a riconoscere quanto dovuto. Secondo i calcoli dell’ONA, gli arretrati ammontano a circa 150 mila euro, mentre alla vedova spetta una rendita ai superstiti di circa 1.500 euro al mese, oltre alle maggiorazioni previste dal Fondo per le vittime dell’amianto.

«La giustizia è arrivata, anche se dopo dieci anni, perché una vedova ha trovato la forza di portare avanti da sola la battaglia iniziata insieme a suo marito. Una sentenza che restituisce alla donna un diritto e, insieme, rende giustizia alla sua memoria – dichiara Bonanni –. È inaccettabile che al dolore per la perdita si aggiunga il peso di anni trascorsi a dimostrare ciò che avrebbe dovuto essere riconosciuto molto prima. La tutela delle vittime dell’amianto deve essere concreta e tempestiva, perché dietro ogni pratica ci sono persone, famiglie e vite che non possono aspettare».

L’ONA offre un servizio di consulenza legale e medica gratuita tramite il numero verde 800 034 294 e il sito www.osservatorioamianto.it.

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