Partita da leggenda della Roma femminile:Una grande Juventus non basta afermare le ragazze del Coach Betty Bavagnoli

Il ritorno della semifinale femminile do Coppa Italia

printDi :: 28 aprile 2021 10:28
Partita da leggenda della Roma femminile:Una grande Juventus non basta afermare le ragazze del Coach Betty Bavagnoli

(AGR) La Roma femminile ha conquistato la finale di Coppa Italia. È questo il dato di fatto significativo, quello che accende i cuori del popolo romamista. A questo punto del torneo, la sconfitta non conta più nulla, è buona solo per gli almanacchi e le statistiche. Le ragazze giallorosse volevano la finale e l’hanno conquistata con la loro caparbietà e determinatezza, respingendo colpo su colpo gli assalti bianconeri, di volta in volta sempre più ruvidi, duri, difficili da evitare. Nel buttare giù le pagelle è del tutto impossibile dare dei voti inferiori al sette, ne consegue che stilare la classifica delle brave, bravine e meno brave è pura pedanteria.

Chi ha visto la partita sa che il merito di questa qualificazione appartiene a tutte indistintamente. L’accesso alla finale: quello era l’obbiettivo da centrare e quello è stato centrato. Le ragazze scese in campo hanno dato tutto quanto potevano dare, tirando fuori il meglio delle loro caratteristiche e peculiarità, sapientemente miscelandole con grinta, caparbietà, determinatezza, voglia, gli elementi fondamentali dai quali non si poteva né si doveva prescindere se si voleva la finale. Raramente abbiamo visto una Roma femminile così concentrata come lo è stata in questa semifinale. Uno splendido ensemble costruito da coach Betty Bavagnoli sulla velocità di Serturini, autentica freccia giallorossa scagliata nelle profondità juventine, e sulla grinta di Elisa Bartoli, messa a dura prova dalle tante botte ricevute, sulla classe cristallina di Giugliano, autentica mezz’ala che magari ce ne fossero, e sull’intelligenza tattica di Bernauer, novella Beckenbauer, padrona assoluta della sua zona di competenza, che trova sempre il modo per trasformare in offensiva un’azione difensiva, e via via tutte le altre, non citate solo per ragioni di sintesi.

Un’autentica impresa quella realizzata dalle ragazze giallorosse contro un’avversaria tradizionalmente grande che ha fatto tutto quanto ha potuto per arrivare alla finale, compreso qualche fallo di troppo, inspiegabilmente non punito dall’arbitro, signor Andrea Colombo.

La Roma femminile ha vinto meritatamente e se il prossimo trenta maggio disputerà la finale contro il Milan, lo deve solo e soltanto a se stessa, alla volontà e alla determinazione che ha messo in campo. La partita è stata tosta ma la Roma donne l’ha affrontata senza timori reverenziali nei confronti della titolatissima avversaria, anzi, quando si è trovata in svantaggio ha tirato fuori tutto affinché il sogno diventasse realtà, riuscendoci alla grande e smentendo i tanti, soliti, immancabili esperti che qui da noi vagano da un campo all’altro senza mai azzeccarne una o affollano trasmissioni sportive trite e ritrite, che vanno avanti per ore, quasi sempre girando sui soliti giocatori o sulle solite tre, quattro squadre.

Per la prima volta nella sua storia la Roma femminile disputerà la finale di Coppa Italia. Un traguardo prestigiosissimo che indica quanto il gruppo guidato da coach Bavagnoli sia cresciuto nel tempo. Niente male per questa squadra nata nel luglio 2018. Nel momento del tripudio finale delle giallorosse, annotiamo anche un paio di note stonate - che naturalmente nulla tolgono al successo della Roma Donne né ne sminuiscono la portata – che riportiamo per dovere di cronaca o, meglio, per completezza d’informazione. La prima arriva dalla telecronista di Sky, che al terzo goal delle bianconere ha urlato che la Juventus era in finale, probabilmente dimenticando o non essendo stata informata per tempo su quanto era avvenuto nella partita di andata (2-1 per la Roma). Una gaffe che, con molta buona volontà, potrebbe essere catalogata come un innocuo lapsus freudiano, oppure, evitando di scomodare la psichiatria, potrebbe far pensare a un sussulto ultras.

L’altra nota stonata arriva invece a fine gara quando, alle ragazze giallorosse che giustamente stavano esultando per la qualificazione, le telecamere dedicavano pochissimi secondi, preferendo, piuttosto, indugiare sui volti tristi ed abbacchiati delle juventine. Che dire di questa seconda gaffe? Come non pensare, che questa ulteriore, strana coincidenza sia un puerile gesto di stizza, di frustrazione, magari dettato dalla cocente eliminazione? Mai prima d’ora, forse, un network ha dedicato molto più spazio alla squadra eliminata, lasciando le poche briciole di tempo che restavano alla squadra qualificata.

Mah! Bizzarrie della diretta, forse, che, di tanto in tanto, arrivano sui teleschermi e alle orecchie dei telespettatori e alle quali, ormai da tempo, l’audience si è abituato obtorto collo, complice l’attuale regime vigente nella medialità sportiva, di fatto monopolistico: nomi di giocatori o di ben note e famose località grossolanamente storpiati oppure pronunciati orrendamente in chissà quale lingua, oltre a errate rappresentazioni grafiche grazie alle quali amene località spariscono oppure ingenerano dubbi sulla validità di un goal.

Realisticamente, è probabile che, più che dalla malafede, quelle gaffe siano occorse per la scarsa dimestichezza con le lingue e la geografia, o magari con la geometria, di qualche addetto ai lavori. Ma se le gaffe si ripetono, è possibile che qualche telespettatore malfidato arrivi a pensare che ‘quelli là lo fanno apposta’. 

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