Anzio, incontro al largo con un ...vagabondo dei mari
Intervista ad uno straordinario personaggio incontrato nel mare di Anzio che racconta le sue esperienze, i suoi viaggi, la sua scelta di vita di affidarsi alle onde del mare. "Sono un vagabondo dei mari. Il mio compito è navigare libero. Ho abbandonato la terra ma ora mi sento libero e pieno di vita

vagabondo dei mari©gianloper
(AGR) Di Gianni Loperfido
Andar per mare è sempre stato il sogno di molti. Gli italiani, in particolar modo, con più di ottomila chilometri di coste a favore, sono, o dovrebbero essere, come citato sul frontespizio del Colosseo quadrato di Roma: «Un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori e di trasmigratori».Ed anche per citare Leopardi, nell’Infinito: «E il naufragar m’è dolce in questo mare». e , come pure tra le scoperte, il capostipite genovese Colombo insegna fra tutti.
Memore delle visuali di viaggi trascorsi in mari oceanici, mi avvicino a vela all’inverosimile imbarcazione. Un addobbo di mercanzie e attrezzi marini e non, con reti, coffe, bicicletta e tanto altro, tutto in coperta. Forse un naufragio…
Cerco di avviare un colloquio e chiedo: «Dove stai andando? Chi sei? Cosa fai?». La risposta è pronta e schietta:
“Sono un vagabondo dei mari odierno. Il mio compito è navigare libero. Ho abbandonato la terra. Una delusione amorosa, contrasti e problemi lavorativi mi hanno spinto in mare, ma ora mi sento libero e pieno di vita. Sono nato in un paese dell’entroterra pontino, ma da anni ho scelto di vivere in modo diverso”. Le due barche ora sono vicine, lui inizia a raccontare, io lo ascolto in silenzio: “La pesca mi fa sopravvivere e dal mare, oltre al nutrimento, ho la ricompensa morale di occuparmi del salvataggio della fauna acquatica in difficoltà, nel rispetto dell’ecologia e della salvaguardia marina. Testuggini, pesci spada, delfini e pure uno squalo volpe ho raccolto, liberandoli dalle reti e affidandoli alle cure speciali dei Centri di recupero che ho incontrato in questo mio peregrinare dinanzi alle coste del Lazio ed in giro per il Mediterraneo”
È nato un nuovo sentimento, la talassofilia, il forte legame emotivo che unisce l’essere umano all’ambiente marino. “Con questo guscio – continua a raccontare - ho superato tempeste, collisioni e incidenti di navigazione. Per quanto riguarda le isole, amo Capraia in particolare. Su quelle rive sono rimasto volentieri, ho conosciuto tante persone e mi sentivo Napoleone all’Isola d’Elba.
Una volta, nel Golfo del Leone, mi sono rifugiato in una caletta, ma la gendarmeria francese è venuta a prelevarmi per l’arrivo di un uragano…! Vado dove posso. La mia età è prossima ai sessanta e sono ancora in buona forma fisica. Il problema è l’ormeggio: non sempre trovo posto gratuito; anzi, spesso, dopo un po’, vengo cacciato, anche se le autorità portuali in qualche caso, chiudono un occhio. Questo è un natante solido, non immatricolato, e non ha ancora un nome. Io vorrei chiamarlo “Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”».
Tace, il suo racconto ha termine e lo vedo che, pian piano, si allontana così come si era materializzato. Mi domando se sia stato un sogno immaginario o una realtà vissuta.
Durante le Colombiadi del 1992, ho fotografato, giunti a New York, una riproduzione delle caravelle di Colombo e forse l’immagine odierna è ancora il ricordo di una di quelle. E se fosse stata invece la Santa Maria? Il Golfo di Anzio è lontano e la vista del Circeo è più vicina e nitida, in questo assolato ed afoso fine d’agosto. È ora di strambare e rivolgere la prua della mia deriva Sunfish verso i luoghi di Nerone.
















