L’arte più antica, il presepe nasce in una bottega di Ostia

Nel suo laboratorio Christian Apreda mescola tradizioni, elabora stili dal forte impatto visivo. Legato, per ragioni familiari, alla rappresentazione napoletana, volge il suo sguardo alla Roma sparita mediante riproduzione di scorci, angoli, vicoli e botteghe

printDi :: 05 maggio 2021 07:00
natività del presepe Apreda

natività del presepe Apreda

(AGR) di Ginevra Amadio

Coltiva l’arte Christian Apreda, e nel farlo sceglie un ambito speciale, trascurato, chiuso – secondo il senso comune – nelle categorie dello spazio e del tempo. Il presepe, antica pratica, è da lui interpretato con dedizione e acume. Nel suo laboratorio di Ostia l’artista mescola tradizioni, elabora stili dal forte impatto visivo. Legato, per ragioni familiari, alla rappresentazione napoletana, volge il suo sguardo a Roma mediante riproduzione di scorci – angoli, vicoli, botteghe di una città ‘sparita’. È nel rispetto dei modelli (fondamentale quello di Ettore Roesler Franz, celebre per la serie di acquerelli “Roma Sparita”) che si compie l’arte di Apreda: una commistione di dettagli e passione, di cesello e slancio. Suo il presepe allestito nell’ex Pit di Ostia lo scorso dicembre, un dono per la realtà in cui opera e vive.

Christian, quando è iniziata questa passione? L’arte presepiale, certo perno della cristianità, è da te interpretata in chiave (anche) laica, come forma da modellare per far rivivere un certo Tempo.

“Tutto ha avuto inizio quando ero un bambino. Mio padre, originario di Sorrento, mi ha aperto le porte alla tradizione ‘classica’; tutta la mia famiglia, a dire il vero, ha contribuito in tal senso, giacché osservavo il presepe napoletano nell’albergo di alcuni parenti. Da lì è nata questa passione, assolutamente ‘libera’, sciolta da scuole o insegnamenti canonici. Poi, negli anni, ho conosciuto una persona che mi ha avvicinato al presepe romano, con la quale ho organizzato alcune mostre al Salone Riario di Ostia Antica. All’inizio realizzavo solo presepi di fantasia, dettati dal gusto personale e – se vogliamo – anche ‘fanciullesco’, poi ho iniziato il filone di “Roma Sparita”, pensato sul modello degli acquerelli di Ettore Roesler Franz. Sono stato persino contattato dai nipoti che hanno voluto tributarmi un riconoscimento, simbolo della rivalutazione di quest’opera artistico-memoriale.

Ecco, qui ha inizio la serie di esposizioni a cui ho preso parte; quella dei “100 Presepi” alle Sale del Bramante mi ha ‘dato voce’, nel senso che è stata una vetrina importante e – da allora – un appuntamento fisso. Nel 2012 ho anche allestito il presepe di Roma Capitale in piazza del Campidoglio”.

Non solo Roma però: hai esposto in tutta Italia e all’estero.

“Sì, collaboro da tre anni con l’Amministrazione Comunale di Treviso. Nel 2017 ho tenuto una mostra in città, e da allora mi commissionano tre istallazioni per l’allestimento natalizio (“La Via dei Presepi”): una al Duomo, una nel Palazzo Comunale e una nella Chiesa di Santa Maria Maddalena. I miei presepi hanno viaggiato molto, sono stati a Verona, a Salerno, a Pescara. In seguito all’allestimento in Piazza del Campidoglio ho preso parte alla mostra Internazionale “Arte e Tradizione del Presepio in Italia” a Helsinki, nel 2013, dove ho rappresentato il Lazio”.

Dunque la tua cifra è questa: Roma Sparita, la campagna laziale – indipendentemente dal luogo di allestimento.

“La maggior parte delle mie realizzazione sono in ‘stile romano’. Questo tipo di presepe riproduce la città di fine Ottocento, i costumi dell’epoca, le botteghe, i mestieri. È una tradizione che si è sviluppata nel secondo dopoguerra, tra la fine degli anni Quaranta e i primi Cinquanta. Io mi situo in questo solco, riproducendo gli acquerelli di Roesler Franz.

Poi realizzo anche presepi napoletani, fatti in sughero e legno, con il tempio sacro, le osterie, il mercato. Spesso lavoro su committenze cicliche, pertanto mi piace variare, lo trovo opportuno. Tuttavia, se volessimo fare una stima, su venti istallazioni realizzate quindici sono di presepe romano. È qualcosa che mi appartiene, che sento profondamente ‘mio’ in virtù del legame con la città. Non sono mancati i riconoscimenti, del resto. Sono più di vent’anni che partecipo alla mostra dei “100 Presepi” e proprio qui, in seguito a una visita, Bruno Vespa mi ha chiesto di realizzare un presepe per lo studio di “Porta a Porta” nel 2015. Quest’anno ho dato vita a quello per “Domenica In”, quando Sergio Castellitto ha presentato “Natale in casa Cupiello” – ed era, ovviamente, un presepe napoletano. Ho ricevuto anche riconoscimenti dalla Presidenza della Repubblica, dal Senato, dalla Camera dei Deputati. Quest’anno ho poi realizzato il presepe nel Pit di Ostia. Quest’idea è nata quasi per caso, dopo aver visto la messa a bando della struttura. Mi fa piacere che sia stata accolta con entusiasmo, e che sia piaciuto ai cittadini”.

Hai realizzato altro su Ostia?

“A parte la parentesi – recentissima – del Pit, ho realizzato un’istallazione che mi fu commissionata dall’ex Presidente Andrea Tassone per il mercatino natalizio in piazza della Stazione Vecchia, nel 2013. Feci quest’allestimento, in una piccola capanna di legname, intorno al 15 dicembre, ma fu smontato subito perché – in seguito alle proteste – il Municipio smantellò il mercato. La capanna ancora giace sepolta nell’Ufficio Giardini. Ad ogni modo, prima di questa boutade, avevo preso parte alle mostre ad Ostia Antica e ho aperto il mio laboratorio in piazza Quarto dei Mille, dove è possibile ‘visitare’ la mia arte. Anche quando è chiuso, tengo le serrande alzate così che i passanti possano fermarsi a osservare”.

C’è qualche installazione a cui sei più legato?

“Sicuramente quella in piazza del Campidoglio. Poi le mostre internazionali, dove l’arte italiana è molto apprezzata. Adesso ho realizzato un presepe per un cliente di Boston, ne sono felice perché significa superare i confini, rendere quest’arte ancora più universale. All’interno del mio sito ho inserito una sezione che è una vera ‘mappa virtuale’, in cui è possibile osservare i dettagli dei presepi, entrarvi quasi dentro. Mi sembra un aspetto piacevole, un modo per fruire dell’arte anche a distanza.

Riferimenti e contatti:

Christian Apreda – Preseperia e bottega d’arte in Piazza Quarto dei Mille, 8

nellaculladeldivino@gmail.com

www.nellaculladeldivino.it

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