La devianza della propaganda elettorale

Approfondire è fatica e non sempre siamo disposti a farlo... o non sempre ci interessa.

printDi :: 17 settembre 2022 10:05
La devianza della propaganda elettorale

(AGR) La devianza della propaganda elettorale

Autore: Roberto Noccioli – Commenta su Koinoneo

Siamo in piena campagna elettorale e, come accade negli ultimi anni, gran parte della propaganda politica passa per i social e viene ribattuta a suon di meme e di tweet, rapidi scambi di parole, botta e risposta a volte difficili da ricostruire. 

Non sto seguendo molto le varie vicissitudini di questa campagna, ma qualche tempo fa sono stato incuriosito da un meme che ha attivato fortemente l’attenzione della mia comunità professionale, per una settimana non sembrava si parlasse di altro, poi… Più nulla! Come tanti altri argomenti lanciati e lasciati nel tempo di un post, non più approfonditi. La polemica rimanda un’eco di memoria proveniente da tanto tempo fa, anche se sono solo quattro settimane. Proverò ad utilizzarlo come spunto per parlare di un concetto un po’ più complesso, la semplificazione del pensiero.

Argomento di discussione era il concetto di “devianza”. Il meme nasceva da un breve video in cui si riportava un’affermazione fatta da una tra i papabili candidati alla presidenza del consiglio, sulla necessità di contrastare le “devianze giovanili” attraverso lo sport; a fianco la rapida risposta del presidente del partito contrapposto che rimandava un “#VivaLeDevianze”. Di qui la polemica e la discussione tra chi difendeva la tesi dell’uno e chi provava brevemente ad argomentare la tesi dell’altro. Io stesso mi feci coinvolgere dalla polemica e in un post scrissi di stare attenti all’utilizzo del termine “devianza” per indicare situazioni di disagio giovanile, accennando al fatto che esporre un termine complesso, senza contestualizzarlo e definirlo, rischiava di portare ad una eccessiva semplificazione del pensiero. Un collega attento mi fece notare come non si possa parlare dei rischi della semplificazione del pensiero in un post, essendo il post già un pensiero semplificato. Se vogliamo contrastare la semplificazione del pensiero, dobbiamo provare a darve una possibilità di lettura un po’ più ampia. Così ho cercato di raccogliere più informazioni sullo scambio, provando a ricercare in rete il video originale, ma sembra essere stato rimosso o non sono stato capace di trovarne traccia. Mi sono dovuto allora accontentare di ricostruire la cosa raccogliendo informazioni da varie fonti. 

Il modello islandese

Una notizia interessante venuta fuori da questa ricerca è stata quella di un grande progetto portato avanti in Islanda dal 1998, che prevedeva interventi di prevenzione sull’abuso di sostanze (alcol e droghe) tra adolescenti e giovani. Tale progetto prevedeva programmi attenti alla sfera emotiva ed orientati allo sviluppo della persona nella sua complessità, programmi che, oltre a prevenire il disagio, intervenissero sul benessere della persona (legati al “nuovo” approccio alle dipendenze). L’intervento in Islanda partì dalla presa d’atto dei livelli di consumo di alcool e droga tra gli adolescenti. Furono così implementati a Reykjavik una serie di interventi di prevenzione primaria che avevano il focus sulle quattro aree fondamentali nelle fasi di sviluppo: famiglia, scuola, amici e tempo libero (non solo sport). Gli interventi prevedevano e prevedono fasi di monitoraggio costante e valutazioni di efficacia. Punto cardine è la costante relazione tra ricerca, politica, scuola, famiglia, associazionismo e ovviamente i giovani. I risultati evidenti furono e sono una significativa riduzione dell’utilizzo di tabacco, alcol e cannabinoidi tra gli adolescenti. Complessità vs semplificazione, attenzione ai processi oltre che ai risultati.

Tornando allo scontro nostrano

Ecco da dove partiva la riflessione della papabile premier. Temi cari anche alla controparte. Cosa sarebbe successo se, invece della levata di scudi da entrambe le parti, ci fosse stato un dialogo ed uno scambio? Fantasia! Probabilmente non lo sapremo mai. Dove le risorse sono limitate (i seggi in parlamento sono contati), non è possibile cooperare, si compete! Ci si scontra anche con veemenza e senza risparmio di colpi. Il dialogo non è previsto. Stimolare l’altro a spiegare in maniera più dettagliata le proprie idee e soprattutto come applicarle, è cosa rischiosa, perché più si argomenta, più si aumenta la complessità, meno si formano schieramenti. Più difficilmente si parteggia per l’uno o per l’altro, ma si cerca una sintesi. E questa non è una cosa buona per chi vuole vincere. Oltretutto, permettetemi una piccola polemica, quando si argomenta, si definiscono obiettivi, si progetta e si pianifica, si crea anche uno spazio di monitoraggio e verifica: oltre al raccontarle le cose, vanno poi fatte.

Andando al punto

Andando al punto, non è sul chi abbia ragione o torto su cui vorrei soffermarmi, né sul concetto di devianza, bensì su come il nostro cervello salti velocemente a conclusione, dando un giudizio basato sulle impressioni che un’informazione gli suscita, facendo riferimento alle conoscenze pregresse e soprattutto alle credenze pregresse. 

Saltando subito a conclusione su un argomento che non conosciamo, difficilmente ci poniamo delle domande, soprattutto se pensiamo di avere un’idea chiara delle proposte e del punto di vista dell’altro. “Cosa intendeva dire con quella frase? A cosa faceva riferimento? Cos’è che mi porta a pensare che volesse intendere quello che penso di aver compreso?”. La domanda che più facilmente andiamo a porci è: “preferisco, mi ha convinto di più l’uno o l’altro politico, l’uno o l’altro partito?”, a seconda di chi preferisco, abbraccerò il concetto che quello mi porta. Più difficilmente andrò a verificare cosa intendesse dire, provando ad approfondire il tema e cercando di raccogliere un numero più ampio di informazioni. Il bombardamento di informazioni al quale siamo sottoposti quotidianamente non aiuta in tal senso.

Se invece ho qualche nozione in più su quella determinata materia, che succede? È possibile che anche qui la domanda si semplifichi e partendo però dal concetto espresso e non dalla persona: “condivido o meno l’affermazione che ho letto?”, più difficilmente si porrà la domanda: “quali sono i suoi riferimenti culturali, a cosa fa riferimento? Qual è il significato attribuito da colui/colei che ha riportato l’affermazione?”.  

Non approfondendo, non posso aggiungere informazioni che mi permetterebbero di allargare il mio punto di vista e trovare un piano di dialogo con il punto di vista dell’altro, dando spazio solo alla contrapposizione e ad un pensiero di tipo dicotomico, o è bianco o è nero (di polarizzazione del pensiero abbiamo parlato anche qui). Più leggiamo velocemente e distrattamente un’informazione, più essa sarà da noi giudicata attivando un processo di semplificazione che ci porterà, attraverso una serie di associazioni mentali, ad archiviarla come positiva o negativa a seconda del processo seguito. Il problema non è quanto siamo intelligenti, ma quanto interesse abbiamo nell’approfondire o quanta urgenza abbiamo nell’agire. Più ci muoviamo velocemente, più il nostro cervello è costretto a semplificare per permetterci di raggiungere i nostri scopi. 

I nostri ragionamenti hanno bisogno di coerenza, la storia che ci raccontiamo ha bisogno di coerenza, dove non abbiamo il dato subito a disposizione, inseriamo elementi che confermino il nostro modo di vedere o di pensare, ciò che è dissonante non lo consideriamo, ciò che non c’è, non è a noi visibile, non esiste.

Concludendo

I social, favorendo una comunicazione sintetica, fatta per lo più di immagini e di rapide spiegazioni, non fanno altro che facilitare questo processo. La velocità è utile, ma ci mantiene sulla superficie delle cose, per andare più affondo dobbiamo fermarci e compiere uno sforzo. Approfondire è fatica e non sempre siamo disposti a farlo... o non sempre ci interessa. Dovremmo però tenere sempre conto del fatto che le nostre valutazioni, i nostri giudizi, sono sommari e per questo suscettibili di errore. Dovremmo ogni tanto porci qualche domanda: “ho tutte le informazioni che mi servono per trarre un giudizio? Che impatto emotivo questa informazione su di me? Cosa sarebbe utile approfondire?”. Saremo sempre a rischio di errore, ma almeno lo avremo ridotto e le nostre decisioni saranno un po’ più ponderate. 

Così lo scambio con altri che hanno idee diverse dalle nostre, potrà essere occasione per trovare dei punti di accordo o per allargare le nostre vedute. Occasione per fare esercizio in questo senso non mancano, stando ancora in campagna elettorale, provate ad applicare quanto detto alla notizia che sta girando in questi giorni legata ai presunti finanziamenti russi ai partiti italiani prima del voto. 

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